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L’ IMPRENDITORIA FEMMINILE E GLI EFFETTI DELLA PANDEMIA DA COVID 19

In seguito all’introduzione della legge 215 del 25 febbraio 1992, lo Stato si è accorto di quanto l’imprenditoria in rosa avesse un urgente bisogno di interventi mirati di sostegno. Da allora sono passati molti anni e, grazie anche all’evoluzione sociale del nostro Paese che ha reso le donne sempre più importanti per il comparto produttivo e imprenditoriale italiano, le cose sono nettamente migliorate, ma la strada per una piena affermazione dell’imprenditoria femminile è ancora lunga.

L’economia femminile esprime potenzialità enormi, tuttavia il sistema socio-economico non è adeguato per una sua piena e reale valorizzazione. Per le donne italiane, in generale, e calabresi nello specifico, non è facile conciliare lavoro e famiglia. Già prima dell’esplosione dell’emergenza Covid-19, il tasso di occupazione delle donne era molto più basso rispetto a quello degli uomini (50% contro 68%), con una differenza più ampia all’aumentare del numero di figli, ha fatto notare l’Istat.

Nel nostro Paese un terzo delle donne lavora part-time (contro l’8,7 per cento degli uomini), mentre il 13,7% ha contratti a tempo determinato.

Dal Rapporto di Unioncamere sulle aziende con a capo una donna emerge che nel secondo trimestre, tra aprile e giugno, ne sono nate 10.678 in meno, se si guarda alle iscrizioni di nuove imprese. Un calo su base annua del 42,3%, superiore a quello subito dalle attività maschili (-35,2%). Il saldo di fine giugno, rispetto al 2019, vede così venir meno quasi 5 mila imprese con al timone una amministratrice delegata.

Secondo la ricerca, in Italia le imprese al femminile sono 1,34 milioni, pari al 22% del totale. Due aziende rosa su tre sono impegnate nel settore dei servizi e sono soprattutto di piccole dimensioni (96%) e concentrate nel Mezzogiorno.

Le imprese al femminile sono in genere molto giovani, sia per l’età delle imprenditrici che per anno di nascita delle aziende.
Nelle Regioni del centro Nord si registra la riduzione più consistente del numero di nuove imprese femminili (-47,0%) Il Mezzogiorno si “ferma” invece al -34,1%.

Secondo il Presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli, questo rallentamento è “testimonianza del fatto che il peso più rilevante in quelle fasi difficili è ricaduto e ricade sulle spalle delle donne. Anche per questo dobbiamo rafforzare gli strumenti utili per sostenere le donne e far nascere e crescere le loro imprese”.

Con la chiusura a oltranza di nidi, asili e scuole ben oltre l’emergenza, oltre che privare i più piccoli e i più giovani dei loro diritti, è stato dato per scontato che le famiglie si sarebbero arrangiate, indipendentemente dalle circostanze e risorse effettivamente disponibili.

Per moltissime donne che hanno visto cadere ogni separatezza tra lavoro fuori e dentro casa, con sollecitazioni continue nell’arco delle 24ore, il sovraccarico di lavoro è diventato quasi intollerabile.

Stando agli ultimi dati del World Economic Forum relativi al contesto mondiale, le donne si fanno carico del cosiddetto lavoro di cura non retribuito in una misura tre volte maggiore rispetto a quella degli uomini e, anche per far fronte a queste attività non retribuite, si trovano in larga misura ad accettare posizioni lavorative part-time.

L’esperienza del Covid, anche nell’ambito dell’imprenditoria femminile, rischia di diventare escludente per motivi organizzativi, economici e sociali. Le donne rischiano di essere rallentate in questo contesto. C’è un passo avanti da fare: oltre ai fondi già presenti presso il ministero dello Sviluppo Economico bisogna fare di più” ha detto Elena Bonetti, Ministro per le Pari Opportunità. “Vorrei lavorare sul tema del credito, attraverso una sorta di microcredito al femminile, su quello formativo – ha continuato – con un piano nazionale di formazione al digitale per tutte le donne; e infine sul tema del welfare a sostegno delle donne”. “Bisognerebbe creare un fondo innovazione che decida di investire su Start-up al femminile – ha aggiunto Gian Paolo Manzella, sottosegretario allo Sviluppo economico. “Le donne sono poco nelle Start-up, nel venture capital e nelle facoltà Stem, eppure la presenza femminile rende le imprese più profittevoli, creative e verdi. Quindi – ha concluso – non è solo un discorso di parità di genere, ma di qualità della crescita economica”.

Il rischio più evidente alla luce dei dati di cui sopra, è che a causa dell’epidemia, l’uguaglianza di genere faccia un evidente passo indietro. Per risollevare il Paese e riprendere un percorso di crescita le donne sono una risorsa chiave su cui contare. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale l’aumento dell’occupazione femminile fino a raggiungere quella maschile comporterebbe per l’Italia un aumento del Pil dell’11%.

IMPRENDITORIA FEMMINILE: DOVE TROVARE I BANDI A FONDO PERDUTO
Esistono diversi Bandi a fondo perduto ma è fondamentale essere sempre aggiornati sulle opportunità disponibili di volta in volta.
Esistono una serie di portali online molto utili che raccolgono tutte le opportunità divise per:
• settore di attività
• requisiti d’età
• ente che promuove il bando
Tra questi suggeriamo:

Il portale di Union Camere nato nel 1999 e che da allora si occupa di promuovere la nascita di Comitati per l’imprenditoria femminile in ogni Camera di Commercio. Qui è possibile trovare bandi dedicati alle imprese in rosa, compresi i finanziamenti per l’imprenditoria femminile fondo perduto, quando disponibili.
Il sito di Invitalia l’agenzia per lo sviluppo, gestita dal Ministero dell’Economia, che ha come obiettivo quello di attirare investimenti e promuovere lo sviluppo delle imprese. Dalla sezione Creiamo nuove aziende è possibile consultare tutti i programmi di finanziamento disponibili in un dato momento.

NOVITÁ 2020 PER LE DONNE IMPRENDITRICI
A partire dal 20 gennaio 2020 c’è un nuovo finanziamento molto interessante per le donne, rivolto in particolare alle start up femminili con un elevato contenuto tecnologico e innovativo. Il bando si chiama Smart and Start e fornisce un finanziamento a tasso agevolato fino al 80% delle spese, andando a comprendere anche una percentuale di stipendi e fino a 20% in spese di pubblicità e marketing.

La cosa interessante per le donne è che questa percentuale può arrivare al 90% delle spese. Inoltre per chi vive in Abruzzo, Campania, Basilicata, Molise, Puglia, Sardegna, Calabria e Sicilia di questo 90%, il 30% diventa a fondo perduto. La dotazione finanziaria è di 95 milioni di euro.

ASSOCIAZIONI E RAPPRESENTANZE DI IMPRENDITRICI
La crescita di tante nuove realtà imprenditoriali al femminile, ha portato alla nascita di moltissime associazioni di imprenditrici in Italia. Conoscere queste realtà e farne parte è importante perché permette all’imprenditrice di confrontarsi con altre realtà aziendali, arricchendo la propria visione imprenditoriale o avviando interessanti collaborazioni.
Ne citiamo alcune:
AIDDA, l’associazione delle imprenditrici italiane e delle dirigenti d’azienda;
Donne in campo, per le imprenditrici operanti nel settore agricolo;
Rete al femminile, per le libere professioniste, freelance ed imprenditrici.

Il lavoro delle donne è motore di crescita economica: le donne sono competenti, istruite, e hanno talenti pari a quelli degli uomini. Non solo: il lavoro delle donne potrebbe innescare un circolo virtuoso di crescita: aumenterebbe la domanda di servizi, aumenterebbe i consumi, già largamente guidati dalle donne. Insomma, investire sul lavoro femminile conviene all’economia soprattutto per un paese come il nostro che cresce poco.

“Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto” – Oscar Wilde

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